Di brutti voti e sguardi vuoti

I voti sono uno strumenti di valutazione utilizzato nelle scuole tradizionali sin dalla fine dell’800. Per i genitori può essere importante ricevere una valutazione sui propri figli da parte di chi si occupa principalmente della loro istruzione (ossia la scuola nella maggioranza dei casi) e così per la scuola è diventato utile usarli per capire se gli allievi adempiono al loro ruolo.
Ma questi voti rendono giustizia dell’impegno, delle capacità e delle attitudini di un bambino? Chi determina questi parametri?

Vogliamo sempre misurare tutto, controllare tutto, ci sforziamo costantemente di avere tutto sotto controllo senza però renderci conto di quanto questo eccessivo controllo ci faccia stare male. Ci creiamo delle aspettative ed è naturale avere delle aspettative, tuttavia spesso dimentichiamo che cosa stiamo cercando di controllare e adeguare alle nostre aspettative. E’ più veloce sentenziare che osservare il processo, e così il processo di apprendimento dei nostri figli viene costantemente valutato (giudicato) da altri.
Secondo la mia esperienza come pedagogista tutto questo giudizio crea discordia, ansia, competizione e separazione, cosa che sicuramente porta ad eventuali situazioni quali il bullismo.

Sarebbe opportuno giudicare lo sbaglio di un individuo che fisiologicamente deve sbagliare per imparare?
Daniele Novara pedagogista e scrittore di libri come “Urlare non serve a nulla” e “Non è colpa dei bambini” risponde straordinariamente alla domanda sui voti, nel documentario Figli della libertà e dice:

“Il bambino non sbaglia mai, non ha senso dare i voti perché il bambino non sbaglia. Il bambino è in un processo di apprendimento all’interno di condizioni neurofisiologiche di immaturità e quindi continuerà ad inanellare errori fino a che ci arriverà. Come fai a dare un voto su un suo sbaglio?” – Daniele Novara (pedagogista) [1]

Il voto purtroppo è diventato un numero che ci dice quanto si impegna l’allievo ma anche quanto i nostri figli sono bravi, intelligenti, capaci… ed è qui che ci focalizziamo sul quanto si è e non sul chi si è.
Aspettiamo la pagella con ansia e quando la vediamo cerchiamo la soddisfazione, e se non ci soddisfa quel che vediamo, ci cade sopra un telo nero, il nostro sguardo si rattrista, il corpo si irrigidisce ed il viso si incupisce. Se invece il voto è bello siamo felici, soddisfatti e orgogliosi. In tutto questo, nostro figlio sente, percepisce, osserva e capisce le nostre emozioni, le nostre reazioni ed i nostri giudizi…capisce ed impara a sua volta quello che “dovrebbe” sentire, come “dovrebbe” reagire e cosa “dovrebbe” giudicare… loro capiscono.
E sia che ci sentiamo insoddisfatti dal loro impegno come che ci sentiamo orgogliosi e offriamo in cambio una ricompensa o dono (per i bei voti) dopo questa esperienza gli occhi del bambino potrebbero perdere quella luminosa e innata curiosità, iniziando a svuotarsi della loro genuina genialità, della soddisfazione e realizzazione di essere sé stessi e passando alla ricerca del soddisfare tutti tranne sé stessi, compiacere per piacere agli altri sacrificando però la loro unicità. Perché ai bambini non servono premi o regali materiali ma il sentirsi amati ed accettati in qualunque situazione. Quindi come Don Milani scriveva:

“[…] Il voto è discriminante perché è ingiusto fare parti uguali tra disuguali. Il voto monopolizza l’attenzione e l’interesse degli studenti, facendoli studiare solo per la valutazione, in una situazione di ansia e competizione…” [2]

Non è possibile valutare tutti gli allievi di una classe con gli stessi parametri perché ogni allievo è diverso in tutti i sensi.
Dimentichiamo che stiamo valutando e definendo nostro figlio con parametri altrui, dimentichiamo l’importanza degli errori, dimentichiamo che anche noi abbiamo sbagliato mille volte e che è anche grazie a quei errori che siamo quel che siamo.

Spesso e quasi in tutte le situazioni tendiamo a rifiutare le ombre della vita, accettando solo le luci…ma senza ombra la luce non esiste e viceversa. 

L’errore è alla base dell’apprendimento, esso ci dà la possibilità di capire cosa succede e di cercare alternative per risolvere o migliorare quello che c’è.  Inoltre gli errori ci ricordano la bellezza della nostra umana imperfezione sottolineando che non è necessario essere qualcosa ma essere.

E’ allora possibile quantificare numericamente la crescita e lo sviluppo della intelligenza di un bambino? La sua curiosità? Lo spirito critico, il rispetto di sé, degli altri e delle regole di vita e di convivenza sociale?

Io vi invito a ricordare che nostri figli non sono un numero e che si può e si deve sbagliare per imparare. Tutto ci serve.
Non accorriamo a giudizi ma osserviamo, lasciamoli fare, lasciamoli sbagliare, perché i bambini sono capaci e nessuno può dirvi il contrario. Il tempo però è fondamentale, dovete fare in modo che loro abbiano tempo per scoprire le loro passioni, i loro talenti, le loro debolezze e difficoltà. Accompagnateli con pazienza.

[1] Daniele Novara nella sua intervista per il documentario “Figli delle Libertà” di Lucio Basadonne e Anna Pollio. 2017
[2] “Lettera ad una professoressa” di Don Lorenzo Milani. 1967

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